Intestazione

 

 

Brigante se more

Mettiamo caso che Gaetano Tancredi, brigante cilentano, e Stefano Pelloni, il Passator Cortese, si incontrino e stringano una sorta di strana alleanza… I due, insieme ad altri componenti delle loro bande, continuano ad esercitare il mestiere di briganti, ma si trasformano in cantastorie quando davanti a loro si raccoglie un pubblico troppo numeroso da poter rapinare. Con il supporto di un carretto che si trasforma in un vero e proprio cartellone da cantastorie i due briganti raccontano le ragioni del brigantaggio nel sud Italia, nel periodo dell’invasione da parte delle truppe piemontesi e dell’esercito garibaldino. Il racconto offre una chiave di lettura diversa del fenomeno del brigantaggio. I briganti visti soprattutto come difensori delle proprie terre, oppositori al regime dei Savoia e nemici di un Garibaldi che aveva promesso terre a tutti quelli che si fossero uniti lui nella lotta contro i Borboni, non mantenendo poi, nei fatti, fede alla promessa. Brigante se More è uno spettacolo che fa ridere, cantare, ballare…e pensare…

 

 

“…ma i briganti continuano a combattere….i pastori cilentani, nel buio della notte vedono i loro fuochi bruciare sulle montagne, sentono i loro canti…e dicono che quando i soldati li pigliano ‘ncoppa ‘a muntagna, i briganti, morono senza paura e senza rimpianti…e invece, quanno ‘e pigliano dint’ e paisi, prima di essere fucilati gridano: quant’è bello murire accisi!”



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