Intestazione

 

 

Foglia matta, mistra’ e polvere da sparo

“C’era una volta in Romagna, un paesino arroccato su un poggio… Questo piccolo paesino si chiamava Montetiffi. Il poggio su cui si ergeva Montetiffi era ricco di argilla…di questa argilla si servivano i tegliari per fabbricare le loro teglie: argilla rossa, argilla blu e calcite messe insieme e lavorate, modellate sul tornio, come solo i tegliari sapevano fare… Ma Montetiffi aveva un’altra caratteristica: sorgeva su due confini, da una parte la Repubblica di San Marino, dall’altra il Granducato di Toscana… Siamo sul finire dell’800…la Romagna è da poco uscita dal dominio pontificio, di miseria ce n’è tanta, ma a Montetiffi i tegliari, grazie al loro lavoro riescono a tirare avanti. Quando sono pronte, le teglie vengono portate a Secchiano, dove c’è un deposito, da qui poi si parte per andare a vendere le teglie nei negozi di tutta la vallata… fino al mare. Questo per i tegliari. Ma per tutti gli altri? Insomma, se i tegliari riuscivano tranquillamente a barattare teglie per grano, farina, olive, frutta!…chi il tegliaro non lo sapeva fare, cosa aveva da barattare?…Qualsiasi uomo, ieri come oggi, è disposto a fare qualunque cosa per sfamare i propri figli. Anche alla faccia della legge!..Ed è così che le mulattiere e i sentieri impervi che collegano Montetiffi con la Repubblica di San Marino e il Granducato di Toscana, durante la notte, cominciano ad essere battuti da uomini con sacchi di pavira sulle spalle. Chi sono quegli uomini? Cosa fanno? Dove vanno? E soprattutto, cosa c’è in quei sacchi?…. Signori, questa è una storia di contrabbando…”

 

 

Nella Romagna di fine ‘800, storie di contrabbando, quando contrabbandare era una necessità per sopravvivere alla miseria...



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